Il furbo imbianchino

Giovanni Negro – “Non userete né inganno né menzogna gli uni a danno degli altri” (Lv 19:11)

Vi è mai successo di svolgere un compito o un lavoro controvoglia? A Tom, protagonista della storia che segue, capitò proprio questo. Per tutta la settimana Tom aveva progettato come divertirsi durante il fine settimana. Ma la zia, dovendo punirlo, gli diede secchio e pennello, col compito di verniciare la staccionata della sua proprietà lungo la strada. Tristemente e con tanta amarezza nel cuore, Tom intinse il pennello nel secchio della vernice e con gesto svogliato cominciò a passarlo sulla staccionata. La sua amarezza aumentò grandemente nel ricordarsi che di lì a poco sarebbero passati i suoi amici che si sarebbero fatti un mucchio di risate alle sue spalle, vedendolo costretto a lavorare mentre essi andavano a divertirsi. Ma, proprio mentre l’angoscia e l’amarezza stavano invadendo il suo cuore, ebbe un’ispirazione. E così, all’improvviso, cominciò a cantare e a fischiettare. Dopo un po’ di tempo apparve Ben, l’amico che Tom temeva di più per le sue prese in giro. Ben lo guardò per un poco, poi cominciò a punzecchiarlo: “Ah, ah, siamo in castigo, vero Tom?”. Ma Tom, facendo finta di non aver sentito, continuò a verniciare e a guardare compiaciuto il lavoro che aveva fatto. “Ehi, Tom, mi senti?”. L’interpellato si volse sorpreso e disse: “Ciao, Ben; non ti avevo visto”. “Sto andando a giocare a pallone; ci verresti? Ma già, tu sei in castigo e devi lavorare; ti capisco”, disse Ben. Tom gli lanciò un’occhiata stupita poi disse: “In castigo a lavorare? Ma che dici? Non capita tutti i giorni, a un ragazzo di avere una bella staccionata da verniciare”. Quest’affermazione pose la faccenda sotto una nuova luce. Intanto Tom continuava a spennellare con garbo, e di tanto in tanto si fermava per osservarne compiaciuto l’effetto. Ben seguiva le sue mosse con sempre maggiore interesse. Alla fine disse: “Senti, Tom, mi lasci dipingere un po’ anche a me?” “Non posso, Ben. La zia Polly è molto esigente per questa staccionata che è proprio qui, sulla strada. Vuole che il lavoro sia perfetto. Penso che non ci sia un ragazzo capace di farlo come si deve”. “Ma davvero? Lasciami provare; dài, Tom. Se fossi tu a chiederlo a me, io te lo lascerei fare”. “Possibile che non capisci la mia posizione? Se lo facessi, tu mi potresti combinare un pasticcio», rispose Tom. “Oh, sciocchezze. Avrei la stessa cura e attenzione che hai tu. Lasciami provare. Ti darò la mia mela!”. Allora Tom, apparentemente contrariato, ma con il cuore che batteva di contentezza, gli cedette il pennello. Mentre il suo amico Ben lavorava e sudava sotto il sole, Tom era seduto all’ombra e mangiava la sua mela dondolando le gambe e riflettendo come farla anche agli altri amici che sarebbero a momenti passati di lì. Presto, a brevi intervalli gli uni dagli altri, passarono altri ragazzi che si avvicinavano per deriderlo e, invece, rimanevano a verniciare. Prima che Ben smettesse, Tom aveva già concesso, sempre a pagamento, il privilegio di imbiancare a Billy, a Johnny e ad altri amici. Così, se l’era spassata comodamente mentre sulla staccionata c’erano ben tre mani di vernice!

Secondo voi, perché gli amici di Tom, che si erano fermati per deriderlo, si trovarono poi a imbiancare la staccionata? Come ha fatto Tom a suscitare in loro il forte desiderio di imbiancare la staccionata? Forse perché ha fatto credere loro che era un privilegio poterlo fare. Una cosa è certa, che è stato molto convincente grazie anche a una buona dose di furbizia. Riflettendo bene, un amico come Tom non lo vorrei, perché con la sua astuzia ha in fondo sfruttato gli altri a proprio vantaggio. È vero, in questo modo a volte ci si può rendere la vita comoda ed essere addirittura ammirati per la propria astuzia, ma quante vere amicizie si riescono così a costruire? Prima o poi le persone imparano a diffidare di coloro che usano gli altri a proprio esclusivo vantaggio. (Rid. e ad. da «Le Avventure di Tom Sawyer», di M. Twain)