INTRODUZIONE
ATTO INNATURALE
Qualcuno ha detto che la mente umana è perennemente insoddisfatta perché si trova di fronte a un paradosso cruciale: è in grado di contemplare ciò che è eterno, però è composta di materia finita e mortale. Come le galline e le aragoste, siamo destinati a morire. Con la differenza che le galline e le aragoste lo ignorano, mentre noi ne siamo consapevoli e ciò accresce l’angoscia e la sofferenza.
Come siamo giunti a questo punto? La risposta è laconica: è a causa del peccato. Separati dalla vita gli uomini periscono. L’apostolo Paolo afferma: «Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato» (Rm 5:12).
In origine non era così, il piano di Dio prevedeva la vita per sempre. La morte quindi è un’intrusa, un atto innaturale. Eppure siamo così abituati a essa che la diamo per scontata; accettiamo semplicemente che faccia «parte della vita». Suona assurdo e paradossale! La morte è la negazione della vita, non un elemento di essa.
Con questa idea in mente, ci accingiamo allo studio di questo trimestre. Qual è l’azione di Dio in nostro favore? Ovviamente, vuole salvarci dalla più innaturale delle condizioni: la morte. La nostra perdizione sarebbe l’esito più logico se non fosse che la grazia divina si è manifestata nel piano della salvezza. In altre parole, Il Signore rivolge al suo popolo, come individui e come comunità, l’invito a «cercare» lui e «a vivere».
Dio, quindi, supplisce alle nostre debolezze e ci dona la vita eterna in Cristo Gesù. Un argomento fondamentale che analizzeremo nei «profeti minori», i dodici brevi libri biblici che chiudono l’Antico Testamento. Si chiamano «minori» non perché rivestano meno importanza rispetto ai cosiddetti «maggiori», ma per via della brevità dei loro scritti. In realtà, tramite il matrimonio di Osea con la moglie infedele o la straordinaria visione di Zaccaria di Giosuè e dell’angelo, questi libri comunicano a più riprese un messaggio potente: la grazia (dono gratuito) di Dio è per peccatori che non hanno alcun merito. Dio vuole salvarci dai nostri peccati, dalla devastazione provocata dal male, dalla ribellione e dalla disubbidienza.
Più volte ascolteremo le esortazioni al pentimento, all’abbandono del peccato, alla salvezza e alla speranza che Dio rivolge al suo popolo. Non siamo di fronte a un tema «minore»; è un argomento attuale. La domanda è semmai se siamo disposti ad ascoltarlo! Eppure la risposta riveste una certa urgenza: è una questione di vita o di morte.
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